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20 Luglio 2012

Pressione fiscale in Italia al 55 per cento con punte del 70 per le imprese



Il dato principale che emerge da un recente studio di Confcommercio e confermato anche dall’Agenzia delle entrate è di quelli che non lasciano spazio a interpretazioni: in Italia la pressione fiscale ha raggiunto quota 55 per cento, con punte, per le aziende, che toccano anche il 70 per cento. Il motivo di tale imposizione, stando ancora all’indagine presentata a una platea nella quale sedevano anche il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli e il direttore dell’Agenzia delle entrate Attilio Befera, è il sempre elevatissimo tasso di evasione, che sposta il carico fiscale sulle spalle di chi paga regolarmente il dovuto. “Le aziende – afferma il direttore dell’Unione Dieter Steger, anch’egli presente al convegno – sono ancora una volta oggetto e vittima di un carico che non è più sufficiente definire insopportabile. Se a questo aggiungiamo l’altrettanto incredibile quantità di prescrizioni e obblighi burocratici è facile capire come, a queste condizioni, la ripresa economica resti più lontana che mai”.

Tra i motivi che favoriscono l’evasione, come evidenzia chiaramente lo studio di Confcommercio, c’è infatti anche la complessità degli adempimenti fiscali. Una circostanza che colpisce in primo luogo le aziende di piccole e medie dimensioni, spesso a conduzione familiare, la vera spina dorsale dell’economia italiana e anche altoatesina. “Le grandi aziende – chiarisce Steger – hanno a loro disposizione ampie risorse per fare fronte a tali obblighi: interi reparti si occupano infatti del disbrigo delle pratiche burocratiche. Chi non è più in grado di farlo, invece, sono appunto le piccole e medie imprese, nelle quali è l’imprenditore stesso o uno dei pochi collaboratori a dover stare dietro all’enorme numero di obblighi e di norme, molto spesso in continua variazione. Si tratta di un problema che dobbiamo affrontare immediatamente e con la massima decisione possibile”.

Qualsiasi ritardo in questa azione potrebbe infatti avere risultati fatali sul tessuto economico locale e nazionale. “Le aziende – sottolinea Steger – non possono reggere a lungo una simile pressione fiscale: l’evasione, che rappresenta un problema certamente serio, non deve essere la scusa per attingere sempre alle casse delle imprese, alle quali si chiede, allo stesso tempo, di contribuire a far ripartire il paese, ma non è possibile avere la botte piena e la moglie ubriaca. Dire che servirebbe un netto taglio delle tasse sarebbe fare del semplice populismo. Ciò che serve – conclude il direttore dell’Unione – è la certezza giuridica che le leggi valgano per tutti e, soprattutto, un cambio di atteggiamento morale all’insegna della correttezza che curi il più possibile la vecchia malattia italiana dell’evasione. Se tutti pagassero il dovuto, l’aumento delle risorse consentirebbe infatti di ridurre la pressione a tutto vantaggio della collettività e dell’intero tessuto economico”.





Didascalia: Il direttore dell’Unione Dieter Steger



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